Categorie
Uncategorized

Adolescenti e desiderio di morte: perché parlarne può salvare una vita

Perché non possiamo ignorarlo e cosa devono fare davvero genitori e insegnanti

«Tanto sarebbe meglio se non ci fossi.»

Molti adulti, quando sentono una frase del genere uscire dalla bocca di un adolescente, provano un misto di paura, imbarazzo e incredulità. La reazione più comune è cercare di ridimensionare, minimizzare o cambiare discorso.

“Non dire sciocchezze.”
“Sei troppo giovane per pensare queste cose.”
“Vedrai che ti passa.”

Ma quando un ragazzo parla di morte, anche solo accennandola, non è mai una frase qualsiasi.

È spesso un messaggio di dolore, un tentativo di dire qualcosa che non riesce a esprimere in altro modo. E proprio per questo non può essere ignorato.

Affrontare il tema del desiderio di morte con un adolescente non significa incoraggiarlo. Al contrario: significa offrirgli uno spazio in cui il suo dolore può finalmente essere ascoltato.

Adolescenti e desiderio di morte: un tema più diffuso di quanto pensiamo

L’adolescenza è una fase della vita caratterizzata da profonde trasformazioni: corporee, emotive, relazionali e identitarie. In questo periodo molti ragazzi sperimentano sentimenti intensi di solitudine, fallimento, vergogna o inadeguatezza.

Quando queste emozioni diventano troppo difficili da sostenere, alcuni adolescenti iniziano a pensare che la scomparsa possa essere una via di uscita dal dolore.

È importante comprendere che il desiderio di morte negli adolescenti non coincide sempre con un vero intento suicidario, ma rappresenta quasi sempre:

  • una richiesta di aiuto

  • un segnale di sofferenza psicologica

  • una sensazione di essere senza via d’uscita

Per questo motivo ogni accenno alla morte deve essere preso sul serio, anche quando sembra detto “per rabbia” o “per esagerazione”.

Il grande errore degli adulti: non parlarne

Molti genitori e insegnanti temono che affrontare apertamente il tema possa “mettere idee in testa” ai ragazzi.

In realtà le ricerche psicologiche mostrano il contrario: parlare apertamente del dolore e del desiderio di morte riduce il rischio di isolamento e disperazione.

Quando un adulto evita l’argomento o lo minimizza, l’adolescente può percepire che:

  • il suo dolore non è compreso

  • non esiste spazio per parlarne

  • deve affrontarlo da solo

Il silenzio, in questi casi, diventa una forma involontaria di solitudine emotiva.

Cosa può significare quando un adolescente dice “vorrei morire”

Dietro queste parole possono esserci vissuti molto diversi.

Ad esempio:

  • sentirsi un peso per gli altri

  • percepire di non essere all’altezza

  • vivere umiliazioni o esclusione

  • sentirsi profondamente soli

  • non vedere una via d’uscita da una situazione dolorosa

Spesso non è la morte ciò che il ragazzo desidera davvero, ma la fine della sofferenza che sta vivendo.

Comprendere questa distinzione è fondamentale.

Come reagire se un adolescente accenna al desiderio di morire?

La prima cosa da ricordare è che non serve avere le parole perfette. Ciò che conta è la disponibilità ad ascoltare.

Alcuni atteggiamenti possono fare una grande differenza.

1. Non minimizzare

Frasi come “non dire sciocchezze” o “vedrai che passa” rischiano di chiudere il dialogo.

Meglio dire:

“Mi sembra che tu stia soffrendo molto. Vuoi raccontarmi cosa sta succedendo?”

2. Restare presenti

Anche se l’argomento spaventa, l’adolescente ha bisogno di percepire che l’adulto non scappa davanti al suo dolore.

3. Fare domande con delicatezza

Chiedere cosa sta vivendo aiuta a trasformare un pensiero isolato in una conversazione condivisa.

4. Coinvolgere un professionista

Quando un ragazzo esprime pensieri di morte è importante consultare uno psicologo o uno psicoterapeuta esperto dell’età evolutiva.

Chiedere aiuto non significa aver fallito come genitori o educatori.
Significa prendersi cura seriamente della sofferenza del ragazzo.

Gli adolescenti non cercano adulti perfetti. Cercano adulti presenti.

Quando un ragazzo trova qualcuno disposto ad ascoltarlo senza giudicarlo, succede qualcosa di molto importante: il dolore smette di essere completamente solitario.

Per questo genitori e insegnanti hanno un ruolo decisivo.

Non devono avere tutte le risposte.
Devono soprattutto non sottrarsi alla domanda di aiuto che spesso si nasconde dietro parole difficili da ascoltare.

Parlare di morte per proteggere la vita

Quando un adolescente parla della morte, non è il momento di chiudere la conversazione.
È il momento di aprire uno spazio di ascolto.

Molte volte ciò che salva un ragazzo non è una soluzione immediata, ma la scoperta di una cosa semplice e potentissima:

che il suo dolore può essere raccontato a qualcuno che resta lì ad ascoltare.

E, a volte, è proprio da quell’ascolto che può ricominciare a nascere la possibilità di vivere.

L’adolescenza è un passaggio complesso.
Non è un errore. Non è una colpa. Non è un fallimento educativo.

È un attraversamento.

Quando compaiono autolesionismo, pensieri di morte, ritiro o rabbia esplosiva, il labirinto sembra chiudersi.

Il nostro compito non è giudicare, né semplificare.

È offrire un filo.

Un orientamento clinico chiaro.
Un intervento tempestivo.
Un coinvolgimento attivo dei genitori.
Un percorso strutturato di prevenzione del rischio.

Il labirinto non si evita.
Si attraversa insieme. 

Il filo di Arianna

Valutazione e prevenzione del rischio Adolescenziale.

Il Filo Di Arianna

Categorie
Uncategorized

“Unicità e Diversità”

Una parola nuova per comprendere le disabilità/diversità!

Drusilla/Gori: autore del monologo sulla “unicità” al festival di Sanremo

Unicità: un nuovo modo di intendere la differenza!

Da anni osservo lo sforzo lessicale di rendere inclusiva la disabilità. Siamo passati dai desueti “handicap” a “disabili “per passare a “diversamente abili”.

Questo per addolcire una condizione di sofferenza che non doveva diventare, come spesso accade, anche condizione di esclusione.

Poi arriva Drusilla Foer, un personaggio di rara intelligenza che ci illumina con una parola magica, semplice ed efficace: “unicità”!

“Unicità”! Un concetto semplice e illuminante.

In fin dei conti è quello che che sosteniamo da sempre quando ci rivolgiamo al paziente. Cioè di avere a che fare con un essere unico e irripetibile.

Unicità e salute mentale

Non esiste la depressione, la schizofrenia, la mania, l’ansia ma molto più concretamente esiste una persona che soffre di depressione, di schizofrenia, di mania o di ansia. Così come non esiste l’autismo ma una persona affetta da autismo.

Nel nostro gruppo di lavoro usiamo da sempre il concetto di “persona” per salvare l’unicità. Però questo senso di unicità personale, ci fa bene e rende la nostra professione più umana e meno burocratica.

Ancora troppo frequente è il ricorso a una psicologia che si trincera dietro le pretese oggettivanti dei test, delle scale di misurazione.

Tutti strumenti utili ma non sufficienti a comprendere come ogni differenza sia unica, ogni dolore personale e soggettivo, ogni umanità un mistero da scoprire nella sua profondità.

Un monito per psicologi, psichiatri e psicoterapeuti

Ancora troppo frequente una psicologia che vuole irreggimentare le persone nei propri schemi piuttosto che aiutarle a scoprire sè stesse, il proprio personale modo di essere, seppure differente dal nostro.

La psicologia e la psichiatria solcano un confine spesso dimenticato in cui da un lato c’è la violenza dell’etichettatura, della esclusione e dello stigma e dall’altro la dimensione dell’accoglienza, dell’amore e del rispetto.

Una certa psicologia si trincera dietro le belle parole dell’accoglienza ma pratica di fatto la violenza dell’omologazione.

La parola diversità lascia troppo spazio a questa furia omologante.

Mentre la parola unicità ricorda a noi tutti che dobbiamo accostarci alla persona per quella che essa è: unica e irripetibile.

Avendo il coraggio di entrare nel mistero di un esistenza diversa dalla nostra, a tratti incomprensibile ma pur sempre degna di essere accolta.

Una speranza di dignità per le persone differenti

Grazie Drusilla/Gori per questo prezioso suggerimento!

Che sia da monito per tutti coloro che vogliono occuparsi di persone che soffrono e ci appaiono diverse solo perchè il loro mondo, unico e irripetibile, è differente dal nostro.

Categorie
Uncategorized

Tra odio e paura

Aumentano le segnalazioni di violenze intrafamiliari. 

Il dato sconcertante è che ad essere violenti non sono gli adulti ma i ragazzi.

La violenza filio-parentale, figli che aggrediscono i genitori, sta diventando un fenomeno diffuso in tutta le società più evolute.

 

Il fenomeno è inquietante, di difficile gestione, sottovalutato dalla ricerca quanto fonte di grandi sofferenze intrafamiliari.

Le famiglie non denunciano per vergogna e per timore di danneggiare i propri ragazzi . 

La tolleranza alla violenza determina una progressione verso attacchi sempre più incisivi rendendo la vita familiare insopportabile. 

La violenza degli adolescenti è un fenomeno nuovo, in forte ascesa, che ha caratteristiche proprie. Esso infatti non è riconducibile alla presenza di psicopatologie conclamate che a loro volta generano violenza come la schizofrenia, il disturbo bipolare o gli episodi psicotici acuti.

E’ un fenomeno da ricondurre alla difficoltà della dinamica familiare e della genitorialità nonchè alle caratteristiche personologiche degli adolescenti delle nuove generazioni, cresciuti tra onnipotenza e mancanza di regole.

La terapia familiare è il trattamento di elezione di questo problema. Una diagnosi e un intervento precoce sono gli elementi che determinano un successo terapeutico mentre la diagnosi tardiva e il consolidarsi delle dinamiche violente rende il lavoro più difficile.

Il centro habitat ha esperienza di trattamento di questo disturbo e si sta attivando per sensibilizzare famiglie e istituzioni ad una particolare attenzione verso questa problematica, che spesso richiede il supporto di assistenti sociali e forze dell’ordine.

Proteggere i ragazzi impedendo loro di essere violenti è l’obiettivo primario di ogni trattamento. 

Per informazioni 3938421002 oppure centro.habitat@gmail.com